Cosa sono gli oggetti impossibili?

Cosa sono gli oggetti impossibili?

Prima di tutto se vogliamo parlare di qualcosa dobbiamo dare un nome all’argomento in questione. Dal momento che non ne esiste uno specifico se non l’ambigua etichetta di “oggetti impossibili” d’ora in poi, mi riferirò principalmente a tali artefatti come “impossibilia”, termine latino che letteralmente significa “impossibile”. Tale termine viene proposto da Mariano Tomatis nel suo illuminante articolo del 2010 sul tema, e risulta particolarmente indicato in quanto ascrivibile alle a me tanto care Wunderkammer (o camera delle meraviglie) del passato, ossia stanze dove dal XVI secolo in poi i collezionisti radunavano svariati oggetti che per una ragione o per l’altra erano in grado di suscitare, per l’appunto, meraviglia. All’interno di queste stanze (che possiamo considerare come una sorta di proto-musei) i nobili o le persone più abbienti stupivano gli ospiti mostrando ogni sorta di bizzarria (per maggiori informazioni invito il lettore a consultare gli straordinari scritti di Ivan Censi sul tema). Le rarità esposte vengono definitie mirabilia, in altre parole oggetti che suscitano meraviglia. Sotto il grande cappello mirabilia troviamo due differenti categorie denominate naturalia e artificialia; il primo termine latino indica i reperti forniti direttamente dalla natura mentre il secondo è riferito invece agli artefatti creati dall’uomo che per una ragione o un’altra erano forieri di stupore. È in quest’ultima categoria che penso sia maggiormente indicato inserire gli oggetti impossibili, con il nome appunto di impossibilia.

A questo punto la domanda è la seguente: che cosa è un’impossibilia?

Un’impossibilia è un oggetto fisico, che può essere manipolato ed esaminato, che per una ragione o per l’altra risulta impossibile. I lettori più pignoli potrebbero a giusta ragione obbiettare che dal momento che un oggetto esiste deve per forza di cose essere possibile, quindi piuttosto che impossibile sarebbe più indicato definirlo paradossale. Niente di più vero a livello linguistico, mentre su un piano più pratico cambiare un nome già esistente coniato da persone prima di me risulterebbe veramente assurdo. Oltre a ciò, il termine “oggetti paradossali” viene usato solitamente per far riferimento alle opere di stampo patafisico come quelle create da Jacques Carelman (1929-2012) o più recentemente da Jeremy Hutchison (1979), senza contare che “oggetto impossibile” ha sicuramente tutt’un altro impatto. Fatta la pace con i più puntigliosi e con i linguisti fanatici, approfondiamo il significato di “oggetto impossibile”; l’infattibilità può essere dettata da una molteplicità di fattori ma per capirlo a pieno un esempio è ciò che ci vuole. La stragrande maggioranza di noi ha avuto modo almeno una volta nella vita di tenere in mano o quantomeno osservare dal vero un veliero in bottiglia; quell’incredibile soprammobile che ha il potere di affascinarci e far nascere domande è un perfetto esempio di oggetto impossibile. Come ha fatto la nave ad entrare nella bottiglia? L’autore avrà tagliato e re-incollato il vetro? La nave è stata costruita passando dal collo? Con quali tecniche e quali strumenti? Questa serie di quesiti sono esemplificativi del poter che un oggetto impossibile ha su di noi. Inevitabilmente veniamo stimolati a pensare, cercare di trovare una spiegazione plausibile a questa sorta di puzzle.

Estratto da “Impossibilia” di Davide Fumagalli, libro in pubblicazione

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